L’Ultima Frontiera, Prima ed oltre la Placca

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Possiamo migliorare la capacità di identificare un soggetto ad alto rischio od effettuare prevenzione ricorrendo alla ricerca delle placche, ovvero l’aterosclerosi periferica subclinica. Tuttavia, gli eventi cardiovascolari possono continuare a verificarsi in pazienti a rischio basso o intermedio ancora senza ispessimento o presenza di placche. Esistono dei parametri di funzionamento delle arterie normali, come la rigidità arteriosa, la velocità dell’onda pulsante, la funzione endoteliale e la funzione microcircolatoria che hanno mostrato di poterci aiutare nell’identificare questi soggetti che hanno una disfunzione arteriosa e che per questo sono a rischio aumentato, indipendentemente dalla presenza o meno di placche o ispessimenti arteriosi. Oggi abbiamo a disposizione un test già ampiamente sperimentato, semplice ed economico che ci consente di migliorare la nostra accuratezza diagnostica: si tratta della valutazione della rigidità arteriosa, in particolare della rigidità aortica, effettuata mediante il calcolo della velocità dell’onda pulsante nell’aorta (PWV). I metodi per ottenere questo dato sono numerosi: oscillometrici, tonometrici, ultrasonografici, tutti in grado di migliorare la nostra capacità di prevedere gli eventi cardiovascolari. Questo parametro è accettato, suggerito e promosso dalle Linee Guida Europee di Prevenzione Cardiovascolare. Tuttavia non viene utilizzato in Italia, tranne che negli Istituti di Ricerca Universitari più aggiornati.